Quintavalla (Aer): «La “buona scuola"è pessima: fredda, senza soldi ed esclusiva» In evidenza

E' ancora vivida, e da quella voglio partire, la vicenda di uno studente dell'Ipsia di Parma sbattuto fuori per cinque ore dalla classe perché la sua famiglia non è riuscita a pagare il contributo volontario, 130 euro. 

Ma quel contributo non è dovuto se non per il 10% circa, la parte relativa all'assicurazione obbligatoria. Il suo allontanamento da parte del preside è un atto ingiustificato. I contributi “volontari" sono ormai un obbligo per dirigenti scolastici consapevoli che null'altro arriva più dallo Stato. Quei soldi sono ormai necessari per i materiali didattici e le spese più elementari per la logistica, a partire dalla carta igienica. L'impegno dello Stato nell'erogazione dei fondi s'è così assottigliato da subire un calo di quasi il 100%.

Questa storia va letta, però, alla luce della “buona scuola", eufemismo con cui Renzi propaganda la sua controriforma dell'Istruzione. Questo riordino prende le mosse dall'ammissione, esplicita, che lo Stato non è più in grado di sostenere la sua scuola, la scuola della Repubblica. Altro che “buona scuola", è una vera e propria deriva incostituzionale perché viene introdotto il principio dei finanziamenti privati alla pubblica istruzione.

In pratica si sostiene il paradosso che “è più pubblico ciò che è privato" visto che i finanziatori della “buona scuola" entreranno nella governance degli istituti dove i docenti e il personale Ata lavora dal 2007 senza contratto e ci resterà fino al 2017. In cambio, la “buona scuola" stabilisce che due terzi dei professori delle superiori, scelti su criteri di presunto merito, potranno godere di 60 euro al mese di aumento (a pieno regime fra tre anni).

Ma torniamo a Parma dove l'assessore all'Istruzione della Provincia (ormai ente non elettivo) ha annunciato l'intenzione di chiudere le scuole il sabato perché non ci sono più soldi per il riscaldamento. Nessuna risorsa per la didattica, nessuna per il contratto e meno scuola per tutti perché non ci sono nemmeno le risorse per i termosifoni. Però resta intatto il finanziamento delle scuole private.

Contro la deriva liberista che investe anchela scuola, l'Altra Emilia Romagna riafferma la funzione istituzionale della scuola statale laica e pluralista per tutti come strumento di eguaglianza e solidarietà.

Noi crediamo sia giusto rilanciare il diritto allo studio con nuove risorse: abrogando i finanziamenti regionali alle scuole private e la “convenzione quadro fra Enti locali e scuole dell’infanzia paritarie", rifinanziando la Legge E.R. 12/2003 per quanto riguarda le voci: integrazione persone disabili, alfabetizzazione migranti, estensione dell’offerta delle scuole dell’infanzia statali, rapporto fra scuola e mondo del lavoro, aumentando i servizi e le risorse per le borse di studio universitarie, le mense gratuite e gli alloggi per gli studenti.

 

Cristina Quintavalla, candidata presidente per l'Altra Emilia Romagna

 

ufficio stampa Checchino Antonini

Cerca nel sito